Natale Farinetti, bekannt als Oscar, ist ein italienischer Unternehmer und Manager. Er stammt aus einer Familie mit einer unternehmerischen und politischen Tradition; sein Vater gründete die Kette Eataly und besaß zuvor die Einzelhandelskette UniEuro. Sein Erbe ist mit dem Aufbau großer Handelsunternehmen und der Gestaltung der Einzelhandelslandschaft verbunden. Seine Karriere spiegelt ein tiefes Marktverständnis und strategische Führung wider.
"The best modern Italian recipes from the largest and most prestigious Italian marketplace in the world. This beautiful and acclaimed cookbook, created in collaboration with Eataly, one of the greatest Italian food brands, features 300 landmark recipes highlighting the best of contemporary Italian home cooking. Excellent, fail-safe recipes and new ideas are presented in a sophisticated package, making this a must-have book for everyone wanting to learn about how Italians cook today. Italian food is one of the most popular cuisines in the world and in this book, the experts at Eataly have updated tried-and-tested dishes, with modern twists combined with classic techniques. Gone are heavy pasta dishes and over-rich sauces - Eataly takes a modern approach to Italian cooking and eating. With recipes that are fresh and delicious, clear instructions, helpful tips, and an acclaimed 40-page visual glossary and produce guide, this book will help you to eat like Italians do today"--Publisher's description
Eataly founder Oscar Farinetti reveals the accidental, serendipitous discoveries that gave birth to some of the world's most well-known gastronomic delights. Did you know that your morning coffee could be thanks to a herd of energetic goats? Or that a forgotten ingredient is behind the invention of the beloved brownie? Who got the fright of their life discovering corn could pop? And which popular soft drink first started out as a medicinal syrup? In Serendipity, Oscar Farinetti, founder of the high-end global food chain Eataly, shares fifty remarkable stories of how some of the greatest successes and examples of excellence in the food world came about by chance, from the invention of foods such as tarte tatin to the sandwich, as well as products like Nutella and corn flakes, plus some of the world's best wines, Gorgonzola cheese, balsamic vinegar, French fries, rum, and even the ice-cream cone. As Farinetti dives deep into these extraordinary histories, insightful and entertaining interviews with leading artisan food producers, chefs, inventors, and CEOs around the world provide additional color and rare context. The result is a remarkable read that explores humankind's never-ending quest to discover something new and reminds us that our mistakes, our flaws, and our failures can often be the most necessary ingredient in finding success.
"Il coraggio non è soltanto superamento delle paure, forza d'animo, determinazione nell'agire: per come lo vedo io, se non è accompagnato da capacità di analisi, studio attento dello scenario, tenacia e predisposizione al dubbio, non è coraggio. Non c'è coraggio senza rispetto, cioè senso civico, volontà di vivere in armonia con la natura e con le persone. Non c'è coraggio senza senso di responsabilità: fare e rispondere di ciò che si fa. Una comunità di persone che non si prendono le proprie responsabilità è destinata al fallimento. Non c'è coraggio senza amicizia: insieme ai veri amici è più facile diventare coraggiosi per affrontare un progetto. Non c'è coraggio senza bontà: essere buoni significa essere giusti. (...) Non c'è coraggio senza matematica: conoscere i numeri è fondamentale perché sono l'indicatore più preciso in assoluto dello stato delle cose. Non c'è coraggio senza il mix equilibrato di onestà e furbizia, che devono sempre convivere. Non c'è coraggio senza orgoglio: per ciò che si rappresenta, per la terra, la fabbrica, il proprio lavoro, anche fosse il più umile, la famiglia, la Nazione, la storia. (...) Nelle esperienze che vi raccontiamo non aspettatevi gesti eclatanti e clamorosi. C'è leggerezza e armonia nei vignaioli che ho intervistato. C'è famiglia, c'è impegno, c'è futuro, ma anche passato, c'è l'amore, c'è l'Italia, il mondo, c'è la politica, c'è la speranza. Ma c'è soprattutto tanto coraggio."
Questo libro funge da ponte tra passato e futuro, affrontando le paure legate all'incertezza del domani in un contesto di crisi e conflitti. Propone un metodo per progettare il futuro giorno dopo giorno, seguendo dieci semplici mosse, ispirate dall'esempio di Leonardo Da Vinci, un genio che ha già sperimentato queste strategie. L’autore, Oscar Farinetti, utilizza Da Vinci come interlocutore ideale per conferire autorevolezza ai suoi consigli, intrecciando storie significative. Racconta dei giovani rivoluzionari del Maggio '68, di Marilyn Monroe che non riuscì a costruire il suo futuro, di Che Guevara e Andy Warhol, e di Miles Davis, che colorò il suo tempo. La narrazione culmina in una riflessione sul cibo, simbolo di tradizione e innovazione, che rappresenta il futuro stesso. Le dieci mosse di Farinetti sono passi per una costruzione collettiva, richiedendo un'intelligenza condivisa, frutto di una cultura profonda. Con passione, talento e ironia, l’autore offre una nuova prospettiva sulle "ricette per il successo", creando una sinfonia di storie che ispira all'azione e al cambiamento.
«La vita è un film a lieto fine, basta restare onesti e non mollare mai» amava ripetere Paolo Farinetti, il «comandante Paolo» che, a capo della XXI brigata Matteotti «Fratelli Ambrogio», combatté i nazifascisti sulle colline delle Langhe durante la Resistenza. E infatti, lui non ha mai mollato, né allora né dopo. Perché Paolo, quella scelta di battersi per la giustizia e per la libertà l'ha fatta una volta per tutte. Nato da poverissimi contadini su quelle colline della «malora» rese celebri da Fenoglio, il ventenne Paolo, colpito da una brutta peritonite, alla fine del 1943 rifiuta di tornare sotto le armi e sceglie di diventare un «ribelle» e di «salire in montagna». Dove l'iniziale avversione per la retorica guerrafondaia del fascismo matura presto in una coscienza politica chiarissima: lui e i compagni che hanno condiviso la sua scelta sono lì perché vogliono un'Italia diversa, più libera e giusta. Dapprima inquadrato nelle formazioni autonome del comandante «azzurro» Mauri, Paolo, con un'intuizione decisiva, sposta il teatro operativo del suo gruppo dalla montagna alle più familiari colline albesi e alla bassa Langa, dove può contare non solo sulla conoscenza del territorio ma soprattutto sul sostegno della «sua» gente pronta a offrirgli collaborazione, riparo, cibo, abiti, informazioni. Diventato il carismatico «comandante Paolo» grazie alla capacità di conciliare il coraggio indomito con la prudenza e l'umanità, compie gesta tanto spericolate ed eclatanti da suscitare presto intorno a lui e alla sua brigata un alone di leggenda. Anche perché usa la forza solo se necessario, preferendo catturare prigionieri da scambiare piuttosto che uccidere. Sono imprese giudicate quasi impossibili, come i sabotaggi alla linea ferroviaria che porta ad Asti, o che hanno il sapore della beffa, come la liberazione dal carcere del capoluogo langhese di una dozzina di partigiani condannati a morte, messa a segno senza sparare un solo colpo. E poi, nell'ottobre 1944, la partecipazione alla prima occupazione di Alba, durata solo ventitré giorni, ai quali seguirono i rastrellamenti a tappeto e le ritorsioni dei nazifasciti in un autunno e un inverno durissimi. Fino al successivo tentativo di riprendere la città, azione durante la quale una sventagliata di mitra lo colpisce a una gamba. E proprio da ferito, su una scalcinata ambulanza, entrerà in Alba, definitivamente liberata il 26 aprile 1945. La sua epopea rivive oggi nel racconto appassionato e appassionante che ne fa il figlio Oscar, che per la prima volta dà voce ai ricordi di quei mesi, ascoltati dalla viva voce del padre, rivelando alcuni particolari inediti del «tesoro della IV armata» e del controverso episodio della rapina del '46 in cui lui fu ingiustamente coinvolto. Quel padre che partigiano lo è stato per sempre, le cui regole di vita erano semplici ma inderogabili: le persone sono più importanti delle cose, i dubbi sono meglio delle certezze e le critiche meglio dell'adulazione, distingui tra il difficile e l'impossibile e sappi individuare le priorità, non mollare mai. Regole riassumibili in quel «mangia con il pane», il mantra che Oscar si è sentito ripetere spesso dalla nonna paterna Teresa, vero filo rosso di una filosofia di vita che attraversa le generazioni della famiglia Farinetti.
Ugo Giramondi era un bambino come tutti gli altri fino al giorno della morte del suo adorato nonno “Chiodo”, stroncato da un infarto sotto i suoi occhi nel magazzino della grande ferramenta di famiglia. Da quel giorno Ugo perde la facoltà di parlare in modo fluente: la sua mente è più che mai viva, ma lui si esprime verbalmente con estrema parsimonia. Il suo silenzio enigmatico e un po' “beota”, che molti considereranno un handicap, gli consente tuttavia di sviluppare un'acutezza dei sensi che sarà la sua arma segreta, quella di chi sa auscultare dettagli che gli altri trascurano.Anziché fare di lui un ragazzo chiuso negli spazi familiari, il silenzio rende Ugo fin dagli anni del liceo il punto di riferimento di un gruppo di amici affiatati e destinati a rimanere legati per sempre. Ma il ticchettio della vita è destinato a spezzarsi dolorosamente una seconda volta il giorno in cui Ugo viene trovato, privo di sensi, sulla scena di un crimine spaventoso, che lo priva di ciò che ha di più caro, eppure, che avrebbe ottime ragioni per aver commesso