Piccola biblioteca - 402: Il nome di Dio e la teoria cabbalistica del linguaggio
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Le concezioni mistiche del linguaggio, dalle tradizioni orientali a pensatori come Jacob Böhme e il giovane Benjamin, vedono l'essenza del linguaggio come coincidente con quella del mondo. Nella tradizione ebraica, il primato della parola come luogo sacro assume una rilevanza particolare, con la meditazione sui Nomi di Dio e il loro fondo impronunciabile che diventa una passione assoluta, alimentando il pensiero della Qabbalah per secoli. Gershom Scholem illumina alcuni snodi e figure della mistica ebraica, come il Sefer Yesirah, Isacco il Cieco, Giqatilla e Abulafia, evidenziando il tema centrale del Nome e il suo legame con la rivelazione. Nella Qabbalah, l'essenza divina si manifesta attraverso dieci emanazioni, unite nell'albero delle sefirot, mentre le ventidue lettere dell'alfabeto si sviluppano dalle sefirot stesse. Il lavoro sul linguaggio diventa così il compito principale del mistico e del teosofo. L'albero dei nomi è interconnesso con l'albero delle cose, dove nomi e cose sono simili a “fiamme tremolanti” da una sola radice. Alla base di ogni forma linguistica c'è il Nome di Dio, le cui varianti rappresentano, secondo Abulafia, l'oggetto della vera scienza profetica: una vertiginosa ars combinatoria che riporta le lingue profane all'unica lingua santa originaria.
