I Narratori - 348: La vita materiale
- 160 Seiten
- 6 Lesestunden






Warum ist das sexuelle Verhalten, warum sind die dazugehörigen Betätigungen und Genüsse Gegenstand moralischer Sorge und Beunruhigung? Wieso diese ethische Sorge, die – jedenfalls zu gewissen Zeiten, in gewissen Gesellschaften oder in gewissen Gruppen – wichtiger erscheint als die moralische Aufmerksamkeit, die man auf andere wesentliche Bereiche im individuellen oder kollektiven Leben verwendet, etwa das Ernährungsverhalten oder die Erfüllung der staatsbürgerlichen Pflichten?
Ein Roman über eine Amour fou, über Angst und quälende Eifersucht. Nicht zu bekommen, was man will, ist manchmal ein großer Glücksfall, heißt es. Doch Étienne Lomel schwebt mit der Frau seiner Träume auf Wolke sieben und hat für solche weisen Sprüche keine Verwendung. Denkt er. Doch seit einiger Zeit schon verspürt der junge Mann heftige Magenschmerzen, die er sich nicht erklären kann. Lomel hat Angst, und diese Angst steht in engem Zusammenhang mit seiner Frau Louise. Schon vor der Ehe hatte Lomel Angst: vor Louises Leidenschaft, den Liebesschwüren, die sie ihm entriss. Damals war Louise noch verheiratet gewesen."
Roman
Über den Niedergang einer Familie – das neue Meisterstück der Autorin von »Suite française« Satt, selbstzufrieden und in der wohligen Gewissheit, dass sich nie etwas ändern wird: Die Fabrikantenfamilie Hardelot aus der französischen Provinz wiegt sich vor dem Ausbruch des Ersten Weltkriegs in trügerischem Glück. Doch innerhalb einer Generation wird ihre bürgerliche Welt für immer hinweggefegt. Im Frühjahr 1940 beginnt Irène Némirovsky die Arbeit an einem Buch, das ganz in der Tradition des großen europäischen Familienromans steht. Über Jahre hat sie die träge Selbstzufriedenheit der bürgerlichen Kreise, in denen sie verkehrte, beobachtet. Sie hat erlebt, wie diese Familien sich in Sicherheit wiegen und sich weigern, die Zeichen der Zeit zu erkennen. Nun will Némirovsky ihnen den Spiegel vorhalten. Der Roman, der unmittelbar vor »Suite française« entstand, wurde erst posthum 1947 veröffentlicht und ist der illusionslose Abgesang auf ein Bürgertum, das feige vor der Wirklichkeit die Augen verschließt. Ein großer Familienroman und zugleich ein Sittengemälde des französischen Bürgertums und seines Verfalls.
Mitten aus einer Tischrunde im Pariser ›Grand Véfour‹ fällt ein Mann ins Koma und erwacht wieder in der Klinik von Bicêtre. Seine Umgebung hält ihn für besinnungslos. Er selber weiß es besser. Hört die Gespräche am Bett, erinnert sich seines Lebens – der Erfolge als mächtiger Verleger, der Misserfolge und Untergänge als Mensch.
Una piccola città, La Rochelle, è avvolta in una gelida pioggia autunnale, mentre borghesi insospettabili si dedicano a partite di bridge. La vita della città viene interrotta da una serie di strani delitti, coinvolgendo due personaggi: un cappellaio rispettabile e un «piccolo sarto» armeno, il cui odore di aglio e miseria li unisce in una comunicazione tragica e segreta. I loro sguardi consapevoli e i punti di vista opposti creano una dipendenza reciproca e una complicità, dando vita a un'indagine vibrante di tensione drammatica. Nel corso di due anni, Simenon, quasi ossessionato, torna tre volte sulla stessa storia. Il racconto iniziale, "Il piccolo sarto e il cappellaio," pubblicato nel marzo '47, è seguito da "Benedetti gli umili," una versione modificata, e infine da "I fantasmi del cappellaio" nel dicembre '48. Il passaggio dalle novelle al romanzo segna un cambio di prospettiva: la narrazione si sposta dal sarto armeno al cappellaio, seguendo il suo lento inabissarsi nella follia. "I fantasmi del cappellaio" è stato pubblicato per la prima volta nel 1949 e include, in appendice, il racconto originale e il capitolo finale di "Benedetti gli umili," che ha vinto un premio dell'«Ellery Queen’s Mystery Magazine» in traduzione inglese.
«Ma cos’hanno i romanzi di Simenon, che ci rimangono incollati alle mani e non ci danno tregua fino all’ultima pagina? E perché ogni volta ci lasciano dentro un’amarezza strana, come se ci avessero portato in un punto dove non volevamo arrivare, che non volevamo conoscere? La risposta probabilmente sta nella profonda onestà intellettuale di Simenon, nella sua incapacità di mentire, di raccontarci la vita migliore di quello che è ... i suoi romanzi nascono dalla consapevolezza di ciò che veramente sono gli esseri umani, di quali forze segrete li muovono, e di quanto provano inutilmente a dimenticare la propria implacabile sostanza. Una conferma arriva da questo romanzo del 1954, L’orologiaio di Everton ». Marco Lodoli
Zwei 11jährige Jungen prügeln sich auf dem Schulhof, der eine schlägt mit dem Stock zu, der andere verliert zwei Schneidezähne. Unter zivilisierten Leuten, wie es die Eltern sind, spricht man die Sache gemeinsam durch, schließlich ist man nicht in der Banlieu, wo die Autos brennen. Daraus entwickelt sich ein Elternabend mit furiosem Verlauf, in dem die dünne Haut bürgerlicher Kultiviertheit erst sichtbar wird und dann auch auf erhellende Weise platzt.
Bernard Foy, ein Invalide, hat Nelly, eine Frau, wie man sie sich kaum denken kann: sensibel, treu, hübsch und auch noch beruflich erfolgreich. Sie haben eine kleine zarte Welt miteinander, bis der Zeichner Mazaron ins Haus zieht. Auch er ist invalid, aber fröhlicher, geselliger, nicht so ängstlich besitzergreifend wie Bernard. ›Die Tür‹ ist der Roman einer lebensgefährlich glücklichen Ehe.
Con un cappotto troppo lungo e un incongruo berretto di pelliccia sulla testa, il volto pallido e febbrile, un giovane sconosciuto sbarca, alla vigilia del giorno dei Morti, alla Rochelle da un cargo proveniente da Trondheim. Scoprirà di essere l’erede del vasto patrimonio dello zio, un uomo a lui ignoto, che è vissuto in una feroce solitudine. E scoprirà anche che suo zio teneva in pugno tutti i ricchi notabili della città, riuniti in un sinistro sindacato. Più esattamente: teneva i loro segreti in una cassaforte di cui nessuno ora conosce la combinazione. Comincia così una partita mortale fra il giovane straniero, che tutti vorrebbero docile e sprovveduto, e i vari potenti del luogo, attaccati a un ordine delle cose che deve rimanere intatto. Ma il giovane pallido ha una precisa percezione dei trabocchetti che si aprono a ogni suo passo in quell’inferno di provincia. E una tenace determinazione lo spinge a salvarsi. Così riuscirà anche a trovare, nel terrorizzante groviglio che lo avvolge, il filo di una imprevedibile, perfetta storia d’amore.
«Maigret non voleva ammetterlo, ma quello che lo lasciava più perplesso era il volto della vittima. Per il momento, ne conosceva un solo profilo. Che fossero le contusioni a darle quell’espressione imbronciata? Sembrava una bambina, una bambina di cattivo umore. I capelli scuri, morbidissimi, buttati indietro, erano naturalmente ondulati. Sotto la pioggia, il trucco si era un po’ sciolto, e questo, anziché invecchiarla o imbruttirla, la rendeva ancora più giovane e attraente».
Eine Frau, besessen von der Gier geliebt zu werden und der Illusion ewiger Jugend nachjagend, opfert sogar ihre eigene Tochter. In Paris 1935 steht die elegante Gladys Eysenach vor Gericht, beschuldigt, ihren 20-jährigen Liebhaber ermordet zu haben. Die Menge ist gespannt, denn Gladys ist eine der begehrtesten Frauen ihrer Zeit. Ohne Zögern gesteht sie die Tat, was Fragen aufwirft: Wie konnte aus dieser kultivierten Dame eine Mörderin werden? Rückblickend wird Gladys’ Leben erzählt. Als fröhliches, attraktives Mädchen erlebt sie zum ersten Mal die Blicke der Männer und wird süchtig nach ihrer Bewunderung. Ihre Begierde nach Macht und Eroberung wächst ins Unermessliche. Mit den Jahren unternimmt sie alles, um jung und schön zu bleiben, während sie ihre Tochter Marie-Thérèse klein hält, um nicht an ihr eigenes Alter erinnert zu werden. Gladys’ Selbsttäuschungen nehmen zu, und ihre Unsicherheiten wachsen. Als Marie-Thérèse heimlich verlobt ist und schwanger wird, kommt es zum endgültigen Bruch zwischen den beiden. Gladys setzt alles daran, die Schande eines Enkelkindes zu verhindern. Jahre später wird ihr Leben durch die Begegnung mit einem Studenten auf der Straße erschüttert, und ihr perfekt konstruiertes, zeitlos junges Dasein gerät ins Wanken.
„Wann würde man aufhören zu kämpfen, sich zu zerfleischen, und anfangen, einander Gutes tun zu wollen?“ – Irène Némirovskys Psychogramm einer Ehe Mit „Zu zweit“, Irène Némirovskys großem Roman über die Anatomie einer Ehe, wird die deutschsprachige Edition ihrer Werke abgeschlossen. Wie in „Suite française“ zeigt sich die Autorin auf der Höhe ihres schriftstellerischen Könnens. Mit scharfem Blick und emotionaler Klarsicht untersucht sie den schwierigen Übergang einer rauschhaften Liebe in erfüllten Ehealltag und erforscht die Bande, die zwei Menschen über die Jahre zusammenhalten.
In un lindo cottage di una tranquilla cittadina americana, una ragazza diciottenne, Belle Sherman, viene uccisa. Quella sera, casualmente, il professor Spencer Ashby – che ospitava la giovane, figlia di un’amica della moglie – era rimasto solo in casa con lei. Questa circostanza fa di Ashby il principale indiziato del delitto, e a poco a poco la scuola in cui insegna, la piccola comunità puritana, «i giusti», cominciano a guardarlo con sospetto, a trovarlo «diverso», a isolarlo. È quanto basta per far riaffiorare in lui antichi turbamenti, fantasie sessuali, un disordine interiore che, dopo anni di vita senza scosse, credeva sopito, represso. Il coroner incalza con i suoi interrogatori, e il precario equilibrio del professore si sfalda. Un’altra realtà verrà fuori, dal guscio dell’orrore. La morte di Belle è, nell’opera di Simenon, uno dei grandi romanzi dell’ossessione: ossessione di essere guardati dal di fuori, giudicati, costretti dagli altri a essere qualcosa – anche un assassino. La morte di Belle apparve per la prima volta nel 1952.
Élie Nagéar non sapeva neanche come si chiamasse esattamente l'uomo che aveva ucciso a colpi di chiave inglese sul treno Bruxelles-Parigi. Sapeva solo che aveva con sé dieci mazzette di banconote, e che era olandese: tant'è che la sera prima, quando quel grosso personaggio ridanciano aveva cominciato a offrire champagne alle entraîneuse del night club, Sylvie lo aveva soprannominato Van der Coso. A Bruxelles, Élie contava di vendere certi tappeti bloccati alla dogana, ma l'affare era andato a monte, i soldi stavano per finire, e Sylvie aveva cominciato a trattarlo in modo sprezzante. Così, senza quasi rendersi conto di quel che faceva, aveva comprato la chiave inglese e aveva seguito l’olandese sul treno delle 00.33. Quando è tornato a Bruxelles, è stata Sylvie a prendere in mano la situazione e a decidere dove sarebbe andato a nascondersi: nella pensione per studenti tenuta da sua madre a Charleroi. A poco a poco, la casetta con le tendine bianche e i mattoni anneriti dalla polvere di carbone è diventata per Élie una sorta di bozzolo caldo e protettivo, da cui vorrebbe non uscire mai più. Ma che cosa accadrà quando la sorella di Sylvie, o qualcuno dei pensionanti, o la stessa affittacamere, che prova per lui una tenerezza quasi materna, comincerà a sospettare che l'assassino di cui parlano i giornali è proprio lui? O quando la polizia deciderà di interrogare Sylvie?
Der Rechtsanwalt Hector Loursat lebt in einer französischen Kleinstadt wie ein Bär in seiner Höhle, seit ihm seine Frau vor 18 Jahren davongelaufen ist: Wein schlürfend, Bücher verschlingend und ohne Beziehung zu seiner Tochter. Als eines Nachts in dem großen alten Haus Schüsse knallen, kommt Loursat dann doch hervor … und findet in einer unbenutzten Mansarde einen Verletzten, der vor seinen Augen stirbt. Wer ist der Mörder? Und was quält seine Tochter, die der Vater fast genauso wenig kennt wie den Toten? Scham, Mitleid und ein uneingestandenes Bedürfnis nach Liebe bringen Loursat ins Leben zurück und dazu, den jungen Mann zu verteidigen, den seine Tochter liebt.
Sie treffen sich zufällig nachts in einer Bar in Manhattan: Kay, Ex-Botschaftersgattin und Mutter eines kleinen Mädchens, und François Combe, der große, alternde französische Schauspieler. Kay ist etwas über dreißig, mitellos, ein wenig verlogen, aber vor allem allein. Combe sucht ein neues Leben, nachdem er von seiner Frau, die auf Pariser Bühnen brilliert, verlassen wurde.
New York, notte. Un uomo e una donna camminano lungo la Quinta Strada. Entrano in un bar. Ne escono. Un altro bar. E riprendono a camminare, instancabili, come se non potessero fare altro che camminare: «come se avessero sempre camminato così, per le strade di New York, alle cinque del mattino». Come se la notte non dovesse mai finire. Lui non sa niente di lei, lei non sa niente di lui. Lei traballa un po’ sui tacchi troppo alti, e ha una voce roca, una voce che fa pensare a una pena oscura; su una delle sue calze chiare spicca una smagliatura sottile – come una cicatrice. Non è né giovanissima né prepotentemente bella; sul suo viso, i segni di una stanchezza, di una ferita remota: ma è proprio questo a renderla seducente. Si sono incontrati solo poche ore prima, in una caffetteria nei pressi di Washington Square, come due naufraghi, e ora «sono così tenacemente avvinti l’uno all’altro che la sola idea della separazione risulta loro intollerabile». Ma come si può rimanere in quel territorio privilegiato, fuori del tempo e dello spazio, che è l’ amour fou ? Con Tre camere a Manhattan (di cui disse: «È uno dei pochissimi romanzi che abbia scritto a caldo – e questo mi faceva paura») Simenon si impone come un grande romanziere della passione. Tre camere a Manhattan fu scritto negli Stati Uniti nel 1946.