Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino
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Nell'estate del 1992, due esplosioni devastarono la vita di tre magistrati e dei loro giovani scortatori, evidenziando il prezzo dell'opposizione alla mafia siciliana. Questo evento traumatizzò milioni di italiani che vedevano Falcone e Borsellino come eroi della lotta contro Cosa nostra. Giuseppe Ayala, amico dei magistrati, ricorda con dolore dieci anni di vita condivisa e un rimpianto persistente. Coinvolto fin dall'inizio nel pool antimafia, Ayala rappresentò la pubblica accusa nel primo maxiprocesso, sostenendo le tesi di Falcone e Borsellino e interrogando i primi pentiti, ottenendo condanne storiche. Fu sempre al fianco dei due magistrati, sia nel lavoro quotidiano che nei viaggi per rogatorie internazionali. Tuttavia, dopo i successi iniziali, iniziarono a subire l'isolamento e la diffidenza da parte di ambienti politici e mediatici. Oggi, Ayala decide di raccontare la sua verità su Falcone e Borsellino, mettendo in luce il loro contributo alla lotta contro la mafia e offrendo riflessioni sulla Sicilia, la giustizia e la politica. Ricorda anche la loro ironia, la gioia di vivere e le esperienze quotidiane che nessuno ha mai descritto con tanta intimità. La storia di quegli anni riporta alla luce la resilienza della mafia, che prospera nel silenzio e nelle complicità di una Sicilia e un'Italia che, forse, non sono cambiate abbastanza.


