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Elisa Cuter

    Non si può più dire niente? 14 punti di vista su politicamente corretto e cancel culture
    Ripartire dal desiderio
    • Proposte di legge contro le discriminazioni, discussioni parlamentari sui sostantivi femminili, regolamenti aziendali contro comportamenti inappropriati, circolari scolastiche su tematiche di genere e partite sospese per cori razzisti sono solo alcuni esempi di come i temi di politicamente corretto e cancel culture permeano la vita pubblica e privata. Questi argomenti dominano i social media, generando commenti e polemiche che creano una frattura inedita: la contrapposizione tra chi nega la cancel culture e chi lamenta di non poter più esprimere liberamente le proprie opinioni non segue necessariamente il tradizionale dualismo tra sinistra e destra. Discussioni infuocate su licenziamenti di attori o ritiri di libri coinvolgono anche persone che condividono posizioni simili su altri temi. Mentre i media alimentano il dibattito con notizie sensazionalistiche, la polarizzazione si manifesta in litigi sui social, con interventi che raramente favoriscono un dialogo costruttivo. Questo libro riunisce quattordici persone con opinioni diverse, pronte a confrontarsi. Ciascuna offre una prospettiva unica, proveniente da ambiti come linguistica, televisione, filosofia e sociologia. Attraverso il confronto, si cerca di rispondere alla domanda "Non si può più dire niente?", aprendo a una maggiore complessità del nostro presente.

      Non si può più dire niente? 14 punti di vista su politicamente corretto e cancel culture2022
    • Ripartire dal desiderio

      • 214 Seiten
      • 8 Lesestunden

      Fin dalla storica domanda di Sigmund Freud «cosa vuole la donna?», la questione del desiderio è legata alla differenza di genere, in particolare al femminile, che si presenta come un oggetto misterioso, un «altro» da interrogare. Partendo da Non è la Rai e arrivando al femminicidio, passando per il #metoo, gli incel e l’educazione sessuale, l'autrice esplora l'attuale «guerra tra i sessi», cercando di ribaltare alcuni luoghi comuni del femminismo mainstream e interrogandosi sulla rilevanza di un’identità storicamente subalterna. Ripartire dal desiderio implica un incrocio di generi: personal essay, psicoanalisi, filosofia, sociologia, cinema e cultura pop. Si cerca di ridefinire il senso dell’equazione «il personale è politico», smascherando la falsa coincidenza tra discriminazione e sfruttamento e offrendo una critica radicale del moralismo nel discorso politico. Si presenta un punto di vista originale su temi centrali del dibattito pubblico, attraverso un racconto analitico che connette fenomeni apparentemente distanti. Infine, si invita ad abbandonare il porto sicuro dell’identità per affrontare sfide più ambiziose e domande inquietanti, proprio come quelle sollevate dal desiderio.

      Ripartire dal desiderio2020