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Serena Vitale

    1. Januar 1945

    Serena Vitale ist eine italienische Autorin und Übersetzerin, deren Werk tief in der russischen Literatur und Kultur verwurzelt ist. Als Professorin für russische Literatur analysiert und übersetzt sie wichtige russische Stimmen und macht deren reiches literarisches Erbe zugänglich. Ihre eigenen Schriften, die von diesem tiefen Verständnis geprägt sind, erforschen ungewöhnliche Erzählungen und kulturelle Feinheiten. Vitale versteht es meisterhaft, akademische Strenge mit fesselndem Erzählen zu verbinden und etabliert sich damit als bedeutende Figur im literarischen Austausch zwischen Italien und Russland.

    Serena Vitale
    I Grandi Tascabili - 225: Il libro del riso e dell'oblio
    Abschiedswalzer
    Gatti in crisi d'identità - Tre racconti, due gatti e novanta cartigli
    Pushkin's Button
    Der Eispalast
    Puschkins Knopf
    • 2011

      Contemporanea: A Mosca, a Mosca!

      • 234 Seiten
      • 9 Lesestunden

      È il 1967 quando Serena Vitale, all'ultimo anno di università, arriva nella Mosca brezhneviana, in piena Guerra fredda, con una borsa di studio e un incondizionato amore per la cultura russa. Capisce subito che prima di occuparsi di letteratura dovrà imparare a non cadere nelle trappole dell'assurdo quotidiano, a farsi accogliere come amica da chi, morto Stalin da ormai quindici anni, ancora ritiene criminale intrattenere rapporti con una borghese in paltò di lapin sbarcata da un'ignota kapstranà (Paese capitalista). E a tenere la bocca chiusa le orecchie del KGB sono dappertutto - ma gli occhi ben aperti. Offrendoci, attraverso la straordinaria lente della letteratura, uno sguardo acutissimo su ogni figura, ogni parola, schivando le tentazioni della prosa autobiografica e dosando con sapienza i registri dell'ironia e del grottesco, Serena Vitale ci conduce attraverso quarant'anni di storia russa in una galleria di racconti che sono come i movimenti di un'unica sonata: un romanzo felicemente inconsueto che restituisce l'immagine viva della Russia sovietica, negli aspetti più paradossali e tragicomici della vita di ogni giorno come in quelli più drammatici dell'ideologia, della cultura, della censura, fino ai nostri giorni, alla generazione dei nuovi ricchi e dei milioni di poveri senza voce.

      Contemporanea: A Mosca, a Mosca!
    • 2010

      A Mosca, a Mosca!

      • 238 Seiten
      • 9 Lesestunden

      È il 1967 quando Serena Vitale, all'ultimo anno di università, arriva nella Mosca brezhneviana, in piena Guerra fredda, con una borsa di studio e un incondizionato amore per la cultura russa. Capisce subito che prima di occuparsi di letteratura dovrà imparare a non cadere nelle trappole dell'assurdo quotidiano, a farsi accogliere come amica da chi, morto Stalin da ormai quindici anni, ancora ritiene criminale intrattenere rapporti con una borghese in paltò di lapin sbarcata da un'ignota kapstranà (Paese capitalista). E a tenere la bocca chiusa le orecchie del KGB sono dappertutto - ma gli occhi ben aperti. Offrendoci, attraverso la straordinaria lente della letteratura, uno sguardo acutissimo su ogni figura, ogni parola, schivando le tentazioni della prosa autobiografica e dosando con sapienza i registri dell'ironia e del grottesco, Serena Vitale ci conduce attraverso quarant'anni di storia russa in una galleria di racconti che sono come i movimenti di un'unica sonata: un romanzo felicemente inconsueto che restituisce l'immagine viva della Russia sovietica, negli aspetti più paradossali e tragicomici della vita di ogni giorno come in quelli più drammatici dell'ideologia, della cultura, della censura, fino ai nostri giorni, alla generazione dei nuovi ricchi e dei milioni di poveri senza voce.

      A Mosca, a Mosca!
    • 2008

      Un felino in crisi esistenziale, un invadente convitato peloso, una nonna vendicativa troppo affettuosa con la gatta delle graffianti, sornioni, beffardi, talvolta spietati, i tre racconti di Serena Vitale ci svelano il lato più ironico e solare di una signora della letteratura italiana, che si rivela con questo libro anche zarina indiscussa della letteratura gattesca. Ispirati alle centinaia di miniature ad acquerello dipinte per lei dal marito Vladimir Novàk, i racconti danno voce e movimento alla portentosa e multiforme galleria di felini trasformisti, creati dal pittore boemo per coprire le scritte che campeggiano minacciose sui pacchetti di sigarette. Protagonisti assoluti i due gatti di casa, i persiani Nina e Yorick, "musi ispiratori" dell'artista, i quali di volta in volta assumono vesti e personalità diverse, pur restando quello che sempre eleganti, indipendenti, affettuosi, indispensabili compagni di vita.

      Gatti in crisi d'identità - Tre racconti, due gatti e novanta cartigli
    • 1999

      A wonderful piece of literary detective work that charts the colliding lives of Russia's greatest poet and the man who killed him in their duel - cultural history that reads like a thriller.

      Pushkin's Button
    • 1997

      »Eine schwarze Komödie der Irrungen, die Milan Kundera mit Gespür für ironische Pointen und dramatische Verwicklungen ihrem Finale zutreibt.« Holger Schlodder in der ›Hannoverschen Allgemeinen Zeitung‹ In einem böhmischen Kurort begegnen sich acht Personen im Rhythmus eines Walzers, der immer schneller wird: die hübsche Krankenschwester Rosa, die ihren Geliebten mit einer unterstellten Vaterschaft zur Heirat zu zwingen versucht; Klima, der Jazzmusiker, der jedoch seine Frau Kamila liebt, die krankhaft eifersüchtig ist; Franta, Rosas Verehrer und wahrer Vater des Ungeborenen; Dr. Skreta, ein extravaganter Gynäkologe; der reiche Amerikaner Bertlef, der sich aus Angst vor dem Tod der Liebe und der Kunst hingibt; Jakub, ein aus der Haft entlassener politischer Gefangener, der in den Westen aufbricht, und die Patientin Olga, Jakubs Ziehtochter, in die er sich entgegen seiner Absicht verliebt. Sie alle suchen in immer neuen – verzweifelten – Paarungen der Aussichtslosigkeit ihrem Leben einen Sinn abzugewinnen.

      Abschiedswalzer
    • 1997

      Mit detektivischem Spürsinn und in einer spannenden literarischen Recherche geht Serena Vitale den Legenden und Lügen, die Puschkins tragischen Tod mystifizieren, auf den Grund. Der große Dichter starb 37jährig an den Folgen eines Duells. Gleichzeitig entwirft der Roman das faszinierende Bild einer Gesellschaft, die in Sankt Petersburg zur Zeit von Zar Nikolaus I. in ein tödliches Spiel um Liebe und Leidenschaft, Macht und Intrige verwickelt war.(Dieser Text bezieht sich auf eine frühere Ausgabe.)

      Puschkins Knopf
    • 1992

      Di questo libro Kundera ha scritto: «Nel Libro del riso e dell’oblio, la coerenza dell’insieme è data unicamente dall’unicità di alcuni temi (e motivi), con le loro variazioni. È un romanzo, questo? Io credo di sì». E lo stesso vale per i numerosissimi lettori che questo libro ha avuto dal 1979 a oggi e che vi hanno riconosciuto una delle più audaci imprese letterarie del nostro tempo: un «romanzo in forma di variazioni». Cambiano totalmente i personaggi e le situazioni, in ciascuna delle sette parti in cui (come d’obbligo in Kundera) il libro si divide. Ciascuna è autosufficiente – e tutte si susseguono «come le diverse tappe di un viaggio che ci conduce all’interno di un tema, all’interno di un pensiero, all’interno di una sola e unica situazione la cui comprensione, per me, si perde nell’immensità». Su tutto, un gesto si mostra con peculiare insistenza: il tentativo di sottrarsi alla cancellazione di ciò che è avvenuto. Come dice un personaggio del romanzo: «la lotta dell’uomo contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio».

      I Grandi Tascabili - 225: Il libro del riso e dell'oblio
    • 1991

      Biblioteca Adelphi - 236: Il dono

      • 474 Seiten
      • 17 Lesestunden

      Scritto fra il 1935 e il 1937, ultimo romanzo russo di Nabokov, <i>Il dono</i> è forse anche il primo, e certo il più inesauribile, romanzo russo del Novecento. Al suo centro incontriamo l’iniziazione alla letteratura, all’amore, all’età adulta, di un giovane emigrato russo nella Berlino degli anni Venti, figura in cui sin dall’inizio il lettore sarà tentato di riconoscere una trasposizione di Nabokov stesso, mentre alla fine, stupefatto e ammaliato dalla complessità dei rimandi che costellano tutto il romanzo, sarà tentato di riconoscerla ovunque e in nessuna parte – e cioè appunto in quello stesso vertiginoso gioco di rifrazioni. Ma, al tempo stesso, <i>Il dono</i> è il romanzo della letteratura russa, una partitura narrativa dove risuonano, per via di allusioni, deformazioni, ibridazioni, ogni sorta di versi, stilemi, echi di quegli autori che avevano contribuito a comporre la sostanza variegata dello stile nabokoviano; ed è anche la storia della ricerca di un padre, qui il mirabile personaggio dell’esploratore Konstantin Godunov-Cerdyncev, l’uomo che «sapeva due o tre cose che nessun altro sapeva» e socchiudeva gli occhi fissando lo sguardo verso «azzurri paesi». La peculiarità del <i>Dono</i> è dunque innanzitutto quella di comprendere in sé una pluralità di romanzi inscatolati e rispecchiati l’uno nell’altro sino al felice artificio di far sboccare la narrazione sulla scrittura di un libro che è poi il <i>Dono</i> stesso: esempio insuperato di quel libro sul libro e dentro il libro che, come forma di romanzo, avrebbe poi continuato a svilupparsi a tutt’oggi, in quella terra estrema della letteratura dove la parola tenta continuamente di riflettersi in se stessa, quasi applicando alla narrazione quel procedimento che diede origine al teorema di Gödel e continua ad abitare la camera segreta di ogni pensiero. Scritto in russo tra il 1935 e il 1937, pubblicato a puntate (ma senza il quarto capitolo) dalla rivista dell’emigrazione «Sovremennye Zapiski» nel 1937-38, <i>Il dono</i> ebbe la sua prima edizione integrale nel 1952. Questa è la prima traduzione dal testo originale di Dar, accompagnata da un saggio di Serena Vitale che aiuterà il lettore a riconoscere la vivida luce russa che bagna questo romanzo.

      Biblioteca Adelphi - 236: Il dono