In "Erinnern macht frei" erzählt Liliana Segre, die bekannteste Holocaust-Überlebende Italiens, ihre bewegende Lebensgeschichte. Geboren in Mailand, erlebte sie die Verfolgung und Deportation nach Auschwitz. Segres eindringliche Erinnerungen und Reflexionen über Antisemitismus und Rassismus heute werden durch Gespräche mit Journalist Enrico Mentana ergänzt.
Enrico Mentana Reihenfolge der Bücher (Chronologisch)





Una Nuova Italia
Dalla comunicazione ai risultati, un'analisi delle elezioni del 4 marzo
- 144 Seiten
- 6 Lesestunden
Cosa spiega i sorprendenti risultati delle elezioni politiche? Quali strategie hanno messo in campo leader e partiti nella campagna elettorale, dai grandi vincitori Di Maio e Salvini a Renzi, Berlusconi e Grasso? Il libro affronta il voto del 4 marzo sotto due come si è sviluppata la campagna elettorale dal punto di vista della comunicazione politica? E quali motivazioni stanno dietro all’affermazione del Movimento 5 Stelle e della Lega e alla débâcle del PD? Osservatori privilegiati e specialisti della comunicazione politica e dell’analisi elettorale esaminano messaggi e strategie dei vari schieramenti e analizzano mappe e risultati del voto, aiutando a comprendere a fondo i risultati delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Con i dati esclusivi del sondaggio svolto da Quorum/YouTrend a ridosso del voto per capire chi ha votato chi e perché. Un libro indispensabile per capire le elezioni che hanno cambiato l’Italia.
“Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere.” Liliana ha solo otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste colpiscono brutalmente lei e la sua famiglia. Etichettata come “alunna di razza ebraica”, viene espulsa da scuola e il suo mondo inizia a sgretolarsi: diventa “invisibile” alle sue amiche e deve nascondersi, fino al drammatico arresto al confine svizzero che la porterà, insieme a suo padre, ad Auschwitz. Tornerà sola, orfana, in una Milano distrutta dalla guerra, in un Paese che non vuole ricordare il passato né ascoltarla. Dopo trent’anni di silenzio, una profonda depressione la costringe a confrontarsi con la sua storia e la sua identità ebraica, a lungo rimossa. “Scegliere di raccontare è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare.” Enrico Mentana raccoglie le memorie di una testimone d’eccezione, ripercorrendo la sua infanzia, il legame con il padre Alberto, le persecuzioni, la vita nel lager e la gioia ritrovata grazie all’amore del marito Alfredo e ai tre figli. Un racconto toccante su uno dei periodi più tragici del nostro secolo, che invita a non chiudere gli occhi davanti agli orrori di ieri e di oggi, perché “la chiave per comprendere le ragioni del male è l’indifferenza.”
Passionaccia
- 183 Seiten
- 7 Lesestunden
Conoscere il mondo per cambiarlo, o perlomeno per spiegarlo: è la vocazione di quelli che il giornalismo lo hanno preso da giovani, come una malattia. Enrico Mentana ne racconta il decorso, che nel suo caso coincide con tutte le storie che in questi anni hanno segnato la vita pubblica nazionale. Che si parli della stagione di Tangentopoli o del dramma di un sequestro, di una nuova testata giornalistica o di una “discesa in campo”, c’è sempre nel risvolto di ogni vicenda un insegnamento per la libertà di informare e per il dovere civile di tutti noi. Tra guerre, sfide politiche, lotte giudiziarie, errori e orrori di cronaca, Mentana ha vissuto faccia a faccia con i fatti e i personaggi che sono entrati in tutte le case d’Italia, depositario della responsabilità di mostrarci giorno per giorno la realtà e i suoi lati oscuri. Ognuna di queste storie è specchio dei tempi, dei poteri che ci governano, degli equilibri che li legano. Raccontate da chi si è trovato, mentre accadevano, nei luoghi forti del giornalismo, disegnano un ritratto originale, con i tic e meschinità, ma nonostante tutto anche l’emozione, che appartengono tanto alla nostra quotidianità di spettatori quanto, ci ricorda Mentana, al mestiere di chi ci informa. C’è chi lo fa per noia, o per professione. E chi lo fa per “l’ebbrezza di avere in mano il potere della notizia, e di diffonderlo senza usarlo per nessun altro fine”. La morale, se c’è, è una sola: che non è questione di buoni o cattivi, di giusto o ingiusto, ma di obiettività o no, di rigore o no, di passionaccia o no. E gli applausi o i fischi, sempre a scena chiusa.