Nabokovs vierzehnter Roman – der erste aus der Zeit nach «Lolita» – gibt sich als die kommentierte Ausgabe eines 999 Zeilen langen Gedichts mit dem Titel «Fahles Feuer», verfasst von John Shade, einem bedächtigen neuenglischen Lyriker und Professor, der von einem Mörder erschossen wurde, ehe er die letzte, die tausendste Zeile zu Papier bringen konnte. Der Herausgeber ist sein Kollege, Nachbar und angeblicher Freund Charles Kinbote. Dessen Kommentar verfehlt jedoch Shades ernstes Poem, in dem es um den Selbstmord der schwierigen und hässlichen Tochter, um den Tod und die Wahrscheinlichkeit eines Lebens danach geht, auf eine so dreiste wie groteske Weise. Kinbote gibt sich nämlich als der exilierte König von Zembla zu erkennen, Carl der Vielgeliebte, der Shade nicht dazu bringen konnte, seine Lebensgeschichte aufzuschreiben, und der es nun in Form von Anmerkungen zu «Fahles Feuer» selber tut. Ihm galt, so meint er, auch die Kugel, die Shade tötete. Freilich ist zweifelhaft, ob es sich so verhält. Nabokov lockt den Leser auf Rätselgänge, Licht des fahlen Feuers flackert von Spiegel zu Spiegel, Echos erklingen: ein Virtuosenstück, «eine Amalgamierung von Ernst und Spiel, einer anrührenden menschlichen Geschichte mit dem kühlen Kalkül einer Problemschachaufgabe». Dieter E. Zimmer
Anna Raffetto Bücher


Biblioteca Adelphi - 412: La quarta Vologda
- 233 Seiten
- 9 Lesestunden
Dopo aver trascorso ventun anni nei campi di lavoro sovietici, in condizioni atroci che egli seppe raffigurare come nessuno, e dopo aver scritto, con I racconti della Kolyma , il grande epos del Gulag, Šalamov volle ripercorrere l’epoca della sua infanzia e formazione a Vologda, città del Nord nivea e cupuliforme, densa di significati sovrapposti nella storia russa – primo fra tutti l’essere stata città-simbolo dei confinati politici sotto gli zar. E così passò dalla impersonalità obbligatoria di un inferno collettivo all’evocazione di un destino singolare e drammatico, il suo, che lo rivela scrittore nella linea della più alta tradizione russa, da Aksakov a Cechov. Con naturalezza, cercando sempre di mantenere la «percezione giovanile degli eventi», e oscillando nel tempo come seguisse il «mugolio che accompagna il dondolarsi ritmico dello sciamano» (di ascendenze sciamaniche era la sua famiglia), Šalamov riesce a mescolare la corrente della sua vita al turbinoso flusso della storia russa, senza mai distaccarsi dal tono fondamentale della sua opera, che è quello aspro e definitivo della verità. Scritto tra il 1968 e il 1971, La quarta Vologda fu pubblicato per la prima volta in Russia con alcuni tagli nel 1988, e integralmente nel 1991.