Traditionell wird das Totenbuch der Tibeter in Anwesenheit eines Verstorbenen oder Sterbenden gelesen und hat einen tiefgreifenden Einfluss auf die westliche Kultur ausgeübt. Es gilt als das einflussreichste und bekannteste Werk der tibetischen Buddhismus-Literatur. Der Text gibt den kürzlich Verstorbenen Anweisungen, wie sie die neunundvierzig Tage nach dem Tod und vor der Wiedergeburt bewältigen können – eine Zeit, die von Visionen sowohl friedlicher als auch furchterregender Gottheiten geprägt ist. Während dieser „Bardo“-Phase müssen die Individuen erkennen, dass diese Visionen nichts anderes sind als Erfindungen ihres eigenen Geistes. Durch das Erwachen zu dieser Erkenntnis kann die Angst überwunden werden. Doch es ist nicht nur ein Buch für die Toten; es ist auch ein Handbuch für das Leben und hat heute die gleiche Relevanz wie im achten Jahrhundert.
Padmasambhava Reihenfolge der Bücher (Chronologisch)


Einaudi Tascabili - 380: Bardo Thödol. Libro dei morti tibetano
- 148 Seiten
- 6 Lesestunden
Da quando nel 1927 l'inglese W. Y. Ewans-Wentz pubblicò in Occidente, con enorme successo, il cosiddetto <i>Libro dei morti tibetano</i> o <i>Bardo Thodol</i>, questo sacro testo è stato considerato un viatico fantastico per i morti che si trovassero nell'imbarazzante condizione di orientarsi nei Regni Oltremondani; oppure è stato usato come breviario di sontuose allucinazioni, o come risposta alle curiosiotà morbose che circondano l'altra parte della vita. In realtà questo "ascolto per la grande liberazione", come suona il titolo originale, è una guida per i vivi che introduce alla conoscenza di uno spazio in cui vita e morte si susseguono incessantemente. Questo spazio è costituito dalla nostra mente e dai suoi contenuti inconsci, che si liberano quando il corpo muore. Il libro offre la chiave che permette di penetrare nel segreto della Vacuità, che non è il grande Nulla, ma la potenzialità assoluta e luminosa da cui ogni forma prende misteriosamente origine, ed in cui altrettanto misteriosamente scompare. Le visioni fiammeggianti che descrive ci conducono in quella parte profonda della nostra vita che siamo erroneamente abituati a chiamare morte.