Mehr zum Buch
Un giovane ricco esce di prigione, non sa dove andare: si ritrova – quasi senza accorgersene – a convivere con una matura vedova in una casa di campagna lungo un canale. È un rifugio, una nicchia di innocente, riposante carnalità, da cui guardare con più leggerezza le cose e le persone intorno – un paesaggio immobile, affocato. La promessa di una stasi biologica, di un auspicato torpore della mente. Ma altre donne interverranno a turbare quel precario equilibrio. Si scatena un inferno provinciale, di interessi e recriminazioni. E insieme si accende l’occasione demoniaca per tornare al delitto. A ragione Gide avvicinò questo romanzo allo Straniero di Camus, che apparve in quello stesso 1942. E aggiunse, in una lettera a Simenon: «... ma trovo che il suo libro si spinga molto oltre, pur senza averne l’aria , e quasi inavvertitamente, il che coincide con il livello più alto dell’arte». Rare volte Simenon è riuscito a rendere altrettanto palpabile il peso del destino.
Buchkauf
Biblioteca Adelphi - 277: La vedova Couderc, Georges Simenon, Edgardo Franzosini, Henri Rousseau
- Sprache
- Erscheinungsdatum
- 1993
- product-detail.submit-box.info.binding
- (Paperback)
Hier könnte deine Bewertung stehen.
- Titel
- Biblioteca Adelphi - 277: La vedova Couderc
- Sprache
- Italienisch
- Autor*innen
- Georges Simenon, Edgardo Franzosini, Henri Rousseau
- Verlag
- Adelphi
- Erscheinungsdatum
- 1993
- Einband
- Paperback
- Seitenzahl
- 167
- ISBN10
- 8845910202
- ISBN13
- 9788845910203
- Reihe
- Schlagwörter
- Belletristik, Krimi & Thriller, Krimi, Frankreich, Spaß, Französische Literatur, Noir, Belgien
- Originaltitel
- La veuve Couderc
- Bewertung
- 3,7 von 5 Sternen
- Beschreibung
- Un giovane ricco esce di prigione, non sa dove andare: si ritrova – quasi senza accorgersene – a convivere con una matura vedova in una casa di campagna lungo un canale. È un rifugio, una nicchia di innocente, riposante carnalità, da cui guardare con più leggerezza le cose e le persone intorno – un paesaggio immobile, affocato. La promessa di una stasi biologica, di un auspicato torpore della mente. Ma altre donne interverranno a turbare quel precario equilibrio. Si scatena un inferno provinciale, di interessi e recriminazioni. E insieme si accende l’occasione demoniaca per tornare al delitto. A ragione Gide avvicinò questo romanzo allo Straniero di Camus, che apparve in quello stesso 1942. E aggiunse, in una lettera a Simenon: «... ma trovo che il suo libro si spinga molto oltre, pur senza averne l’aria , e quasi inavvertitamente, il che coincide con il livello più alto dell’arte». Rare volte Simenon è riuscito a rendere altrettanto palpabile il peso del destino.


