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- 84 Seiten
- 3 Lesestunden
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Un'opinione di Sciascia sarebbe commento perfetto a questo racconto: il giallo è la gabbia dello scrittore. Poiché costringe alla geometrica precisione, a una competenza quasi da laboratorio scientifico, a una consequenzialità logica, che finiscono coll'essere, quasi più della fantasia, la vera qualità del giallista. Margaret Doody è perfettamente imprigionata nei suoi intrecci, che sembrano appartenere al genere cosiddetto da «camera chiusa» (cioè un mistero così intricato da apparire un caso insolubile che solo l'acutezza raziocinativa dell'investigatore riesce a sciogliere). E, quasi a renderne più angusta la gabbia, li ambienta in una Attica classica, di totale fedeltà storico-filologica, e ne fa protagonista un Aristotele in tutto aderente alla sua personalità e alla sua filosofia. Questo secondo «Aristotele detective» si svolge dentro una palestra della antica Atene dove un ragazzo è stato ucciso da un giavellotto. Sembra un impossibile incidente, e appare scontato chi sia il giovane, e frastornato, colpevole. Infatti non è un incidente, e il colpevole vero non è quello. Aristotele lo capisce grazie alla sua logica deduttiva e lo spiega applicando al mistero la sua fisica dei luoghi naturali
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Aristotele e il giavellotto fatale, Luciano Canfora, Margaret Doody, Beppe Benvenuto, Rosalia Coci
- Sprache
- Erscheinungsdatum
- 2000,
- Buchzustand
- Beschädigt
- Preis
- 2,93 €inkl. MwSt.
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- Sprache
- Italienisch
- Autor*innen
- Luciano Canfora, Margaret Doody, Beppe Benvenuto, Rosalia Coci
- Verlag
- Sellerio editore
- Erscheinungsdatum
- 2000
- Seitenzahl
- 84
- ISBN10
- 8838916225
- ISBN13
- 9788838916229
- Reihe
- Schlagwörter
- Belletristik, Krimi & Thriller, Historische Romane, Krimi, Gegenwartsliteratur, Kriminalität
- Bewertung
- 3,15 von 5 Sternen
- Beschreibung
- Un'opinione di Sciascia sarebbe commento perfetto a questo racconto: il giallo è la gabbia dello scrittore. Poiché costringe alla geometrica precisione, a una competenza quasi da laboratorio scientifico, a una consequenzialità logica, che finiscono coll'essere, quasi più della fantasia, la vera qualità del giallista. Margaret Doody è perfettamente imprigionata nei suoi intrecci, che sembrano appartenere al genere cosiddetto da «camera chiusa» (cioè un mistero così intricato da apparire un caso insolubile che solo l'acutezza raziocinativa dell'investigatore riesce a sciogliere). E, quasi a renderne più angusta la gabbia, li ambienta in una Attica classica, di totale fedeltà storico-filologica, e ne fa protagonista un Aristotele in tutto aderente alla sua personalità e alla sua filosofia. Questo secondo «Aristotele detective» si svolge dentro una palestra della antica Atene dove un ragazzo è stato ucciso da un giavellotto. Sembra un impossibile incidente, e appare scontato chi sia il giovane, e frastornato, colpevole. Infatti non è un incidente, e il colpevole vero non è quello. Aristotele lo capisce grazie alla sua logica deduttiva e lo spiega applicando al mistero la sua fisica dei luoghi naturali



