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<a target="_blank" rel="noopener nofollow" href="http://www.ippolita.net/">http://www.ippolita.net/</a> Crediamo in una Rete libera, democratica, gratuita, trasparente, imparziale. Crediamo in una Rete rivoluzionaria, capace di rovesciare le gerarchie stabilite a favore di una partecipazione ampia, diffusa, popolare. Crediamo nella circolazione gratuita di contenuti, contro lo strapotere di cartelli mediatici e obsoleti detentori di copyright. Ci crediamo, ma niente di tutto questo è vero: Rete aperta non significa Rete libera, perché ha i suoi pochi, potentissimi padroni. Pubblicare in Rete non significa rendere pubblico. La libertà non è gratuita, costa cara. Rete libera e democratica? E dove stanno i dati dei cittadini? Nelle mani di chi? Per cosa vengono usati? E come si può invertire la tendenza alla delega tecnocratica.
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Idòla Laterza: La Rete è libera e democratica. FALSO!, Ippolita
- Sprache
- Erscheinungsdatum
- 2014
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- (Paperback),
- Buchzustand
- Gebraucht - Gut
- Preis
- 4,79 €inkl. MwSt.
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- Titel
- Idòla Laterza: La Rete è libera e democratica. FALSO!
- Sprache
- Italienisch
- Autor*innen
- Ippolita
- Verlag
- Laterza
- Erscheinungsdatum
- 2014
- Einband
- Paperback
- Seitenzahl
- 99
- ISBN10
- 8858111826
- ISBN13
- 9788858111826
- Reihe
- Schlagwörter
- Popkultur, Medien und Medienkommunikation
- Beschreibung
- <a target="_blank" rel="noopener nofollow" href="http://www.ippolita.net/">http://www.ippolita.net/</a> Crediamo in una Rete libera, democratica, gratuita, trasparente, imparziale. Crediamo in una Rete rivoluzionaria, capace di rovesciare le gerarchie stabilite a favore di una partecipazione ampia, diffusa, popolare. Crediamo nella circolazione gratuita di contenuti, contro lo strapotere di cartelli mediatici e obsoleti detentori di copyright. Ci crediamo, ma niente di tutto questo è vero: Rete aperta non significa Rete libera, perché ha i suoi pochi, potentissimi padroni. Pubblicare in Rete non significa rendere pubblico. La libertà non è gratuita, costa cara. Rete libera e democratica? E dove stanno i dati dei cittadini? Nelle mani di chi? Per cosa vengono usati? E come si può invertire la tendenza alla delega tecnocratica.


