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Il genere "paesaggio" è sostanzialmente estraneo alla cultura figurativa greca e romana. I paesaggi raffigurati sulle pareti delle case romane sono paesaggi tipizzati, con un continuo ripetersi degli stessi motivi, e con una noncuranza per un qualsivoglia sistema prospettico costruito secondo una logica matematica unitaria. Ogni pittura è composta da oggetti che vivono più o meno isolatamente dagli altri in uno spazio continuamente negato come elemento unificante. Era diffusa, invece, la pittura cartografica che voleva la mano di veri pittori di paesaggi, detti "topographoi", i quali, pur adottando le medesime tecniche e formulazioni prospettiche della grande pittura di fantasia, producevano vere e proprie carte "corografiche", come la Città dipinta dal Colle Oppio o la Zuffa tra Pompeiani e Nucerini presso l'anfiteatro da Pompei, simili per molti versi a quelle moderne prodotte lungo la Galleria delle Carte Geografiche nei Palazzi Vaticani.
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Lo spazio negato. La pittura di paesaggio nella cultura artistica greca e romana, Eugenio La Rocca
- Sprache
- Erscheinungsdatum
- 2008
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- (Paperback),
- Buchzustand
- Gebraucht - Gut
- Preis
- 14,99 €inkl. MwSt.
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- Titel
- Lo spazio negato. La pittura di paesaggio nella cultura artistica greca e romana
- Sprache
- Italienisch
- Autor*innen
- Eugenio La Rocca
- Verlag
- Mondadori Electa
- Erscheinungsdatum
- 2008
- Einband
- Paperback
- Seitenzahl
- 124
- ISBN10
- 8837056826
- ISBN13
- 9788837056827
- Reihe
- Schlagwörter
- Sachbücher, Kunst & Kultur, Kunstgeschichte & -theorie, Kunstgeschichte
- Beschreibung
- Il genere "paesaggio" è sostanzialmente estraneo alla cultura figurativa greca e romana. I paesaggi raffigurati sulle pareti delle case romane sono paesaggi tipizzati, con un continuo ripetersi degli stessi motivi, e con una noncuranza per un qualsivoglia sistema prospettico costruito secondo una logica matematica unitaria. Ogni pittura è composta da oggetti che vivono più o meno isolatamente dagli altri in uno spazio continuamente negato come elemento unificante. Era diffusa, invece, la pittura cartografica che voleva la mano di veri pittori di paesaggi, detti "topographoi", i quali, pur adottando le medesime tecniche e formulazioni prospettiche della grande pittura di fantasia, producevano vere e proprie carte "corografiche", come la Città dipinta dal Colle Oppio o la Zuffa tra Pompeiani e Nucerini presso l'anfiteatro da Pompei, simili per molti versi a quelle moderne prodotte lungo la Galleria delle Carte Geografiche nei Palazzi Vaticani.


