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- 282 Seiten
- 10 Lesestunden
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Nella nota biografica che accompagnava un suo libro, Cristina Campo diceva di se stessa: «Ha scritto poco e le piacerebbe avere scritto meno». Quel poco è quasi tutto raccolto in questo libro e imporrà una constatazione a ogni lettore percettivo: queste pagine appartengono a quanto di più bello si sia mostrato in prosa italiana negli ultimi cinquant’anni. Cristina Campo era un’ imperdonabile , nel senso che la parola ha nel saggio che dà il titolo a questo libro: come Marianne Moore, come Hofmannsthal, come Benn, come la Weil, aveva la «passione della perfezione». Non altrimenti avrebbe potuto scrivere le pagine che qui si leggono su Chopin o sulla fiaba, sulle Mille e una notte o sul linguaggio. «Saluto una sapienza oggi fra le più strane» ha scritto Ceronetti, una volta, della Campo. Forse è venuto il tempo perché i lettori si accorgano che in Italia, in mezzo a tanti promotori delle proprie mediocrità, è vissuta anche questa «trappista della perfezione».
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Biblioteca Adelphi - 183: Gli imperdonabili, Cristina Campo
- Sprache
- Erscheinungsdatum
- 1987
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- (Paperback),
- Buchzustand
- Beschädigt
- Preis
- 20,88 €inkl. MwSt.
Keiner hat bisher bewertet.
- Titel
- Biblioteca Adelphi - 183: Gli imperdonabili
- Sprache
- Italienisch
- Autor*innen
- Cristina Campo
- Verlag
- Adelphi
- Erscheinungsdatum
- 1987
- Einband
- Paperback
- Seitenzahl
- 282
- ISBN10
- 8845902560
- ISBN13
- 9788845902567
- Reihe
- Schlagwörter
- Sachbücher, Wahre Geschichten, 20. Jahrhundert, Meinungsjournalismus, Südeuropa, Italien, Italienische Literatur
- Beschreibung
- Nella nota biografica che accompagnava un suo libro, Cristina Campo diceva di se stessa: «Ha scritto poco e le piacerebbe avere scritto meno». Quel poco è quasi tutto raccolto in questo libro e imporrà una constatazione a ogni lettore percettivo: queste pagine appartengono a quanto di più bello si sia mostrato in prosa italiana negli ultimi cinquant’anni. Cristina Campo era un’ imperdonabile , nel senso che la parola ha nel saggio che dà il titolo a questo libro: come Marianne Moore, come Hofmannsthal, come Benn, come la Weil, aveva la «passione della perfezione». Non altrimenti avrebbe potuto scrivere le pagine che qui si leggono su Chopin o sulla fiaba, sulle Mille e una notte o sul linguaggio. «Saluto una sapienza oggi fra le più strane» ha scritto Ceronetti, una volta, della Campo. Forse è venuto il tempo perché i lettori si accorgano che in Italia, in mezzo a tanti promotori delle proprie mediocrità, è vissuta anche questa «trappista della perfezione».



