Grandi Tascabili Economici - 3: Tutte le poesie
Poesie in dialetto, per canzoni e disperse - Edizioni integrali
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Poesie in dialetto, per canzoni e disperse - Edizioni integrali
Una compagnia di attori ebrei mette in scena ogni sera un processo alla figura di Gesù, girando i teatri del mondo e ponendo sotto il profilo puramente giuridico la storia del Messia, tentando alla fine di capire se ne è possibile l'assoluzione o la condanna.
Terra vergine, Novelle della Pescara - Edizioni integrali
Affidandosi all'esuberanza della giovinezza e al proprio temperamento irruento e sensuale, il D'Annunzio novelliere si mostra fedele, fin dalle prove d'esordio, a quella letteratura regionale abruzzese intrisa del mito della "terra vergine" selvaggia e misteriosa. Le pagine di Terra vergine (1882-84) e delle Novelle della Pescara (1902) si caricano di elementi esotici di tipo vegetale e animale, influenzati dal diffuso darwinismo. Rincorrendo un sogno inappagato di terre lontane, D'Annunzio disegna un Abruzzo somigliante all'Africa, mito dei suoi sogni. Questo volume contiene tutte le novelle dannunziane raccolte in Terra vergine e in Novelle della Pescara e alcune stesure originale da Il libro delle vergini e da San Pantaleone.
Messa per la prima volta in scena sul palcoscenico del Teatro Sant'Angelo a Venezia nel 1753, La locandiera piacque subito molto, anche se forse non riuscì ad affascinare del tutto il pubblico del tempo. Originale, spiazzante, giocata su una storia d'amore che non si sviluppa secondo gli schemi consueti, ma anzi li rovescia in un gioco di imprevisti, La locandiera era probabilmente troppo "moderna", troppo audace per la sua epoca. Più che una vicenda sentimentale, il commediografo veneziano aveva infatti scritto una storia sull'egoismo e sulla forza di carattere, magnificamente rappresentati nella seducente e sicura Mirandolina, civetta e donna d'affari, indimenticabile e luminoso esempio di un eterno femminino davanti al quale devono crollare tutte le difese degli uomini, anche (e soprattutto) di quelli che fanno sfoggio di un'esasperata misoginia.
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Trionfo della morte è ritenuto il più autobiografico dei romanzi dannunziani. Narra la complicata e tragica storia d'amore di Giorgio Aurispa e Ippolita Sanzio. Influenzato dal "superomismo" di Nietzche, D'Annunzio ultima nel romanzo, che cerca di assimilare a un poema musicale, il processo di rinnovamento di contenuti e stili avviato dopo Il piacere. Le vergini delle rocce è l'opera che incarna l'ideologia politica di D'Annunzio: rampollo di una illustre famiglia, Claudio Cantelmo concepisce un ambizioso progetto di rigenerazione per Roma, avvilita dalla volgarità dello Stato liberal-democratico, vagheggiando l'antica grandezza.
Corruzione al Palazzo di giustizia è un dramma in prosa in tre atti del drammaturgo italiano Ugo Betti: è considerata una tra le più celebri opere della produzione dell'autore.