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Allegrissima, tragica e disperatamente vitale autobiografia alcolica di Jack London. La riscrittura in chiave etilistica di "Martin Eden". A bordo della sua Razzle Dazzle il giovane re dei razziatori di ostriche attracca nei saloon dell'angiporto di Oakland per bere e offrire da bere dimostrando la propria resistenza e generosità per essere accettato in quella consorteria di "veri uomini". Perché la tesi del libro è che l'alcol "naturalmente" non può piacere e che si beve solo per dovere sociale, per frequentare i saloon e le incredibili persone che vi si conoscono. Molto meglio le caramelle d'orzo che il giovanissimo razziatore mangia di nascosto, come di nascosto legge e frequenta le biblioteche... E che finché si fa una vita "vera" le bevute non sono poi un gran problema, a parte i soldi e le risse; il vero problema nasce quando al lavoro fisico si sostituisce quello intellettuale. Allora sì che l'alcol diventa tragedia.
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Ricordi di un bevitore. L'incontro fatale con John Barleycorn, Jack London
- Sprache
- Erscheinungsdatum
- 1994
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- (Paperback)
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- Titel
- Ricordi di un bevitore. L'incontro fatale con John Barleycorn
- Sprache
- Italienisch
- Autor*innen
- Jack London
- Verlag
- ACQuarelli
- Erscheinungsdatum
- 1994
- Einband
- Paperback
- Seitenzahl
- 240
- ISBN10
- 8871224302
- ISBN13
- 9788871224305
- Reihe
- Schlagwörter
- Belletristik, Historisches Thema, Wahre Geschichten, Biografien, Klassiker, Autobiografien & Memoiren, USA, Amerikanische Literatur, Tod, Gesellschaft, 19. Jahrhundert, Psychologische Romane, Alkohol, Alkoholismus, Drogensüchtige, Bier
- Erstveröffentlichung
- 1913
- Originaltitel
- John Barleycorn
- Bewertung
- 4,15 von 5 Sternen
- Beschreibung
- Allegrissima, tragica e disperatamente vitale autobiografia alcolica di Jack London. La riscrittura in chiave etilistica di "Martin Eden". A bordo della sua Razzle Dazzle il giovane re dei razziatori di ostriche attracca nei saloon dell'angiporto di Oakland per bere e offrire da bere dimostrando la propria resistenza e generosità per essere accettato in quella consorteria di "veri uomini". Perché la tesi del libro è che l'alcol "naturalmente" non può piacere e che si beve solo per dovere sociale, per frequentare i saloon e le incredibili persone che vi si conoscono. Molto meglio le caramelle d'orzo che il giovanissimo razziatore mangia di nascosto, come di nascosto legge e frequenta le biblioteche... E che finché si fa una vita "vera" le bevute non sono poi un gran problema, a parte i soldi e le risse; il vero problema nasce quando al lavoro fisico si sostituisce quello intellettuale. Allora sì che l'alcol diventa tragedia.
