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- 143 Seiten
- 6 Lesestunden
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Una pausa di due settimane nella vita di un intellettuale che aspira alla saggezza lo spinge – attraverso piccoli fatti in apparenza irrilevanti – a dubitare con buone ragioni di sé: e quell’intellettuale è Hesse stesso, che ironizza stupendamente sulla propria persona. Questo conflitto silenzioso, involontariamente comico ma non perciò meno duro, si svolge entro la cornice antiquata di una stazione termale: su tale pretesto, Hesse ha costruito una delle sue più perfette parabole, La cura (1925), che segue di poco a Siddharta (1922) e in certo modo ne è «l’altra parte». Come lì si assisteva a un itinerario verso l’illuminazione, qui si ‘smonta’ un illuminato occidentale troppo sicuro di sé, che viene messo in crisi da piccoli incidenti quotidiani – e da ciò è condotto a rivedere certe sue convinzioni troppo tranquille. Ma il punto di arrivo è lo stesso: in quella «psicologia dell’occhio cosmico» che è il grande dono di Hesse e davanti alla quale «non c’è più nulla di piccolo, di sciocco, di brutto, di malvagio, ma tutto è santo e venerabile».
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La cura, Hermann Hesse, Italo Alighiero Chiusano
- Sprache
- Erscheinungsdatum
- 1978
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- (Paperback)
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- Titel
- La cura
- Sprache
- Italienisch
- Autor*innen
- Hermann Hesse, Italo Alighiero Chiusano
- Verlag
- Adelphi
- Erscheinungsdatum
- 1978
- Einband
- Paperback
- Seitenzahl
- 143
- ISBN10
- 884590346X
- ISBN13
- 9788845903465
- Reihe
- Schlagwörter
- Belletristik, Historisches Thema, Philosophisches Thema, Klassiker, Kurzgeschichten, Deutsche Literatur, Deutschland, 20. Jahrhundert, Novellen, Nobelpreis, Freiheit, Nobelpreis für Literatur, Landstreicherei
- Erstveröffentlichung
- 1915
- Originaltitel
- Knulp. Drei Geschichten aus dem Leben Knulps
- Bewertung
- 3,9 von 5 Sternen
- Beschreibung
- Una pausa di due settimane nella vita di un intellettuale che aspira alla saggezza lo spinge – attraverso piccoli fatti in apparenza irrilevanti – a dubitare con buone ragioni di sé: e quell’intellettuale è Hesse stesso, che ironizza stupendamente sulla propria persona. Questo conflitto silenzioso, involontariamente comico ma non perciò meno duro, si svolge entro la cornice antiquata di una stazione termale: su tale pretesto, Hesse ha costruito una delle sue più perfette parabole, La cura (1925), che segue di poco a Siddharta (1922) e in certo modo ne è «l’altra parte». Come lì si assisteva a un itinerario verso l’illuminazione, qui si ‘smonta’ un illuminato occidentale troppo sicuro di sé, che viene messo in crisi da piccoli incidenti quotidiani – e da ciò è condotto a rivedere certe sue convinzioni troppo tranquille. Ma il punto di arrivo è lo stesso: in quella «psicologia dell’occhio cosmico» che è il grande dono di Hesse e davanti alla quale «non c’è più nulla di piccolo, di sciocco, di brutto, di malvagio, ma tutto è santo e venerabile».





